esagerazioni

Posted by sarah on Lug 10th, 2007

ultimamente mi lascio andare a pericolose esagerazioni:

  • ho mangiato sushi per 3 pasti di fila;
  • sono a ruota con il succo di pomodoro condito;
  • nell’ansia da prestazione in qualità di zia ho prenotato 15 biglietti per andare a vedere il nuovo Harry Potter.

nei primi due casi me ne rendo conto, non ho scusanti, ma per Harry Potter beh…
un anno e mezzo fa, in occasione dell’uscita di Harry Potter e il calice di fuoco mi occupai delle prenotazioni per i nipotastri e per una congrega di amici loro. davanti all’incredulità di centinaia di bambini inermi davanti alla cassa con su scritto “ESAURITO”, mentre noi sfilavamo sicuri verso la sala con biglietti stampati a casa e pop-corn, i miei si bullarono per settimane di avere la zia tecnologica del tremila.
devo aggiungere altro?

2 chiacchiere al tramonto

Posted by sarah on Lug 5th, 2007

mia cugina è sposata e ha 3 meravigliosi bambini.
ieri, in riva al mare, al tramonto, abbiamo fatto due chiacchiere.
pensava a paolo. il ragazzo con cui è stata per tanti anni, prima di sposare g.
paolo ha sposato un’altra, qualche hanno dopo che si erano lasciati. lo stesso anno che si è sposata anche lei, coincidenza.
sembrava amareggiata, a parlarne. non capivo perché.
-sei felice adesso. hai accanto la persona adatta per te. hai tutto quello che cercavi. che ti frega di paolo?
-paolo ha sposato la donna con cui stava nel periodo più difficile della nostra storia. alla fine. io ero “altrove”, lo capisco. ma non avevo un altro uomo. lui l’ha sposata.
-beh, meglio no? vorrà dire che era davvero la donna per lui. gli hai sempre voluto bene. non gli hai mai portato rancore. anche se hai sofferto tanto, dopo. tu anche hai trovato l’uomo per te. cosa c’è che non va?
-non c’è niente che non vada. sono davvero contenta per lui. sono davvero contenta per me. è che io sono pur sempre una donna. mi chiederò sempre come sarebbe andata se…

ho interrotto mia cugina. ho guardato il mare. il tramonto. la luce della sera piena di aria fresca che mi sbatteva sulla faccia.
ho interrotto mia cugina e ho pensato a quanto è difficile.
amare, odiare, perdonare, dimenticare, farsi perdonare, ricordare, rielaborare.
a volte è così difficile che ci si chiede se ne valga la pena, se non arrivi un punto in cui bisogna dire basta, smettere di rischiare, girare le spalle al nuovo che arriva e continuare a guardare il vecchio che è oramai già andato.
mentre penso queste cose guardo r., buttato sulla sabbia circondato dai miei nipotini.
loro lo chiamano zio R. e lui la prima volta si è commosso.
dall’alto dei suoi 184 centimetri li governa pazientemente, ma poi cede e gliela da vinta.
loro si arrampicano sulle sue spalle, facendogli di tutto, e lui ride.
lo guardo e ci vedo quello che in 36 anni non avevo mai avuto: pace, stabilità, emozione sana.
e allora è proprio vero. non si può incastrare il pezzo a stella nel buco a triangolo.
anche se nella pubblicità lo fanno.
e non è colpa di nessuno.
c’è un paolo nella vita di tutti noi. ed è bello, alla fine, pensarlo felice.

compagni di viaggio

Posted by sarah on Apr 3rd, 2007

s: allora sto predisponendo tutto: giro del madagascar e alla fine 6 giorni a nosy be a fare immersioni. fico no?.

r: mmmh, non so mi pare una località incerta…no, si, beh.

s:

braccia strappate all’uncinetto

Posted by sarah on Feb 1st, 2007

se alle 13 e 30 vi avvertono che un collega è improvvisamente dovuto scappare e che voi dovete coprire il suo pomeriggio di docenza ad uno dei corsi interni e il corso in questione inizia alle 14.30 e voi a) non avete mangiato (e chiaramente non lo farete in seguito) b) non avete “fiesta ti tenta” che vi tira su quando non ci vedete più dalla fame c) non avete idea di cosa parlare né materiale pronto d) siete vestite male, ma proprio male e in più avete un brufolo sul naso, le strade che avete davanti sono sostanzialmente due: darsi alla fuga o tentare la via del “signori, come vedete nella vita c’è speranza per tutti se ad una come me affidano 30 persone da istruire“.
ho optato per la seconda.
sono scesa in aula, dopo essermi almeno pettinata i capelli, ho sfoderato il mio sorriso migliore gusto mentadent herbal confetti, ho inserito la penna usb con dentro le 4 cazzate recuperate a tempo di record e ho detto: buongiorno a tutti. questa è una supplenza. spero non diventi un supplizio.
poi ho cominciato a parlare (cosa che come chi mi conosce sa perfettamente, non mi crea alcun problema), ho sorriso ancora, ho fatto la buffona ogni volta mi è stato possibile, ho dimostrato di capire perfettamente le istanze e i problemi dei colleghi degli uffici periferici (se non altro per averlo provato direttamente in 10 anni di zingaraggio) e ho aspettato che suonasse la campanella virtuale.
certo quando uscendo dall’aula un collega anziano mi ha chiesto professoressa, ma ci saranno sue domande al test, domani, mi è venuto da dire si, giovannino, e se non studi lunedì vieni accompagnato dalla mamma.
e per fortuna che non c’era una lavagna.
per fortuna per loro, chiaramente.

Verbitterung

Posted by sarah on Gen 21st, 2007

Me ne sono nutrita, di rancore.
Per anni.
Non del mio, incapace come sono sempre stata di portarne davvero, meschina me.
Mi sono nutrita di quello altrui, che mi colava addosso da ogni dove a torto o a ragione, in modo a tratti crudele a tratti ridicolo e imbarazzante (e non per me).
Oggi non ne vedo più. Forse solo perché fuggo le possibilità di incontrarne, vigliaccamente?
Non lo so e non mi interessa.
Non ne ho più bisogno.
Mi nutro di altro ora e va bene così.
Ma ogni tanto ci penso ancora, a certe parole lette, sentite, schiaffeggiate. Al male che hanno fatto.
Agli sforzi fatti per capire, correggere e chiedersi se l’autocritica fosse solo un mio personalissimo sport.
Non aggiungerebbe nulla sapere la risposta, ora.
Pensavo tutte queste cose su un Fokker 50 della KLM che pareva non riuscire ad atterrare ad Amestardam, giorni fa.
Pensavo a tutti gli errori, tutto il male fatto e subito, tutto il lavoro di redenzione e come no, cazzo, proprio ora schiantarmi no.
E comunque non ad Amsterdam, per dio.
A Colonia è andata bene.
Per il lavoro, almeno. E poi riabbracciare G. è sempre una bella cosa.
Quante persone conoscete che sappiano esattamente la profondità del Reno nell’area di Colonia? Voglio dire… (8 mt., per gli incontenibili curiosi).
Insomma Kyrill c’ha provato anche con noi, pare.
Ma noialtri italiani si è più furbi e il tratto finale lo si preferisce fare con un bell’Airbus A320 della compagnia di bandiera, con il pilota dalla voce più affascinante dei cieli europei (niente a che vedere con l’odiosa r catarrosa dei flying Dutchman).
Atterrati a Fiumicino in serenità e con i soliti 19° centigradi, non resta che continuare a parlare di tempo (nel senso di Wetter e non di Zeit), dell’appuntamento con l’ortopedico che mi ricostruirà il menisco definitivamente donato al Sella Ronda, dell’assurda fioritura della mimosa sotto casa, di quanto i gatti diventino sempre più grassi (all’ultima pesa, Ernesto, ora rinominato “Budy” o “Panzy”, pesava 6.9 kg), di quanto il grigio si intoni ai tuoi occhi.
Di rancore non si parla più, né ci si pensa.
Noi.

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