tempo

Posted by sarah on Mag 9th, 2007

un tempo mi annoiavo e questo era un problema.
ora vorrei avere il tempo di annoiarmi, e forse questo diventerà presto un problema.
per ora l’effetto numero uno della mancanza di tempo è che non scrivo più quasi nulla sul blog.
a volte mi viene qualcosa da scrivere, ma poi non c’ho tempo e dimentico.
passa l’ispirazione e via.
pensavo di sperimentare post tipo lista della spesa.
proprio per gli eventuali 4 aficionados che volessero assolutamente sapere se sono viva, dove sono, se ho pagato la bolletta della luce (la risposta è no, non ho tempo), etc. etc. etc.

Proviamo. Poi mi farete sapere:

p./m./c. (a seconda dei casi e di chi scrive/legge, d’ora in poi p.) ha creato un vortice spazio temporale fra como e roma e ci è venuti a trovare.
vista l’eccezionalità dell’evento, i seguenti fenomeni si sono presentati:
 

  • si è inspiegabilmente rotto un finestrino della macchina di R.; 
  • mi è esploso addosso un bicchiere da un litro di cocktail all’ora di punta di sabato dell’Euclide;
  • a mia madre è caduto in testa un quadro con conseguente sanguinamento espanso dalla testa, sono stata chiamata da P. il quale, in preda al panico, mi ha comunicato “corri, mamma, testa, terra, quadro, sangueeee”, l’averla trovata SOLO sanguinante è stato già un sollievo;
  • il mio cellulare si è suicidato. di conseguenza ho perso circa 35 numeri di telefono che sapientemente NON avevo copiato da nessun’altra parte (probabilmente è stato un corto circuito all’interno del nucleo terrestre, tranquilli, lo saprete solo in seguito);
  • p. ha quasi azzoppato un vecchio con la valigia in aeroporto;
  • tutti i computer presenti in casa (totale di 5) funzionavano tranquillamente con la wireless tranne quello che uso per lavoro. poi una dice windows di merda;
  • quando ci siamo presentati davanti all’Apple Center di Roma ho visto distintamente un commesso grattarsi i gioielli di famiglia;
  • qualche giorno dopo la partenza del p., R., da oggi rinominato “zampa”, per la prima volta in tutta la sua vita è inciampato correndo a villa Torlonia e si è rotto il malleolo. a dimostrazione di una carriera di uomo sano drammaticamente interrotta, dirò solo che all’ortopedico del pronto soccorso che gli ha chiesto se avesse un medico di famiglia ha chiesto: “scusi, per farne?”;
  • il mio computer dell’ufficio, nonostante il provvido intervento del caro p., si ostina a dare dei buffi e bislacchi messaggi di errore, tipo “voi non esistete, figuratevi io”. poi uno dice windows di merda;
  • ora devo andare a fare l’inizione sulla pancia a R.. ho pensato di comprare una crestina alla Candy Candy e di premiarlo per il coraggio dimostrato nel farsi bucare da me, considerato che odio gli aghi e la mia unica esperienza attiva in materia si riferisce ad un cane.

Ciò detto, non ho tempo di aggiungere altro. tranne che vi amo, bastardi (ho visto che tira un rapporto di tipo Rock-star/fan).

amarezza e limoncello

Posted by sarah on Apr 6th, 2007

alle cinque di mattina non si sente già più il rumore dell’acqua.
l’odore del mare, poi, forse non l’hanno mai sentito.
alzo lo sguardo e vedo solo costruzioni incomplete arroccate su un pendio che grida vendetta.
un albergo, lì, a sinistra, unico edificio intonacato di fresco, violentatore anch’esso di panorama.
i muletti si agitano senza regola, la gente urla, c’è un puzzo violento e fastidioso di polveri sottili, gas di scarico, sudore stantio.
lo stato qui indossa mocassini logori, pantaloni lisi, una camicia con le rigone anni ‘80 e una fruit dal collo nero e consumato.
provo vergogna, rabbia, un vago senso di vomito.
sembriamo un cartone animato.
noi lindi e pinti, organizzati, rapidi, sicuri, ordinati.
sembriamo tedeschi, qui.
loro che ci fanno perdere ore sperando di prenderci per sfiancamento e poi, arresi, fanno finta di adorarci, ma stasera chiederanno alle loro donne di farci un bel malocchio per non farci tornare.
se mi guardo intorno capisco di non riuscire a distinguere i “buoni” dai “cattivi”.
gli uni dagli altri.
il guaio è che loro stanno tutti dalla stessa parte: quella di voglio mettere i piedi sotto al tavolo il prima possibile.
 le donne locali, le mie intendo, non chiedono suggerimenti, informazioni, notizie, ma cercano solo di sapere se anche a roma mangiamo quella bomba calorica che le loro madri impastano per pasqua.
dico loro che si, alcuni lo mangiano.
sono rallegrate di questo. e di nient’altro.
quando andiamo via, sporchi di polvere, le mani rovinate dai ferri usati, con il naso nero e bruciato dal sole, i capelli annodati di salsedine, terra e quelle poche gocce di pioggia venute solo per spiegare il significato di “avete la mia benedizione, piccoli rompicoglioni venuti a smuore l’immobilità”, in silenzio piango.
la mia italia muore davanti ai miei occhi.
saliamo in macchina con l’amarezza di chi ha visto che è inutile. tutto inutile.
non c’è più nessuna speranza. nemmeno per quelli che vorrebbero.
io lo amo il sud.
amo la gente del sud. certa gente.
ma ieri, tornando a casa, ho capito che gli ecomostri non sono solo quelle costruzioni improbabili che hanno distrutto per sempre il paesaggio di quelle zone.
l’ecomostro è in ognuna di quelle persone, inghittite in quel microcosmo, fagocitati da quella madre matrigna che non gli lascia uscita.
nemmeno alla fine del tunnel.
dove la luce, ahimè, è spenta.
almeno finché non si strova un nuovo contatore a cui, abusivamente, attaccarsi.

paul

Posted by sarah on Ott 30th, 2006

paul, caro il mio docente di lingua inglese.
paul, caro il mio irlandesino del cazzo.
paul, caro il mio “could you come to my office to be tested?”.
paul. se pensi che sentirsi dire “i’ve got good news and bad news. the good news is that your english is good, the bad news is that is TOO good for my class”, sia piacevole quando ti serve una scusa qualunque per passare alcune ora fuori da quell’inferno che è diventato il mio ufficio, beh. beh.
vaffanculo, tipo.

insopportabile

Posted by sarah on Ott 28th, 2006

chiunque parli dimenticando l’uso della lingua italiana.
collega1 (a sua parziale discolpa aggiungerei che è ticinese): “non venitemi a prendere a Fiumi, ho chiamato un vecchio friend, ci andiamo a prendere un aperò assieme. ci si becca later“.
collega2 (a sua parziale discolpa aggiungerei che è napoletano): “capità, volete venire essere preso all’aeropuorto?”.
soluzione: armare pistola in dotazione a collega2, militarizzato e quindi facile da domare. ordinargli di sopprimere collega1. ordinargli di sopprimersi. assicurarsi medesimo adempimento su rispettive discendenze.

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