mass destruction
è che praticamente stavo smanettando con un coso no…e allora ho premuto un bottone no….e praticamente no…
insomma ho cancellato in un colpo solo TUTTI i commenti del blog.
fico no? nemmeno volevo farlo, per dire….
è che praticamente stavo smanettando con un coso no…e allora ho premuto un bottone no….e praticamente no…
insomma ho cancellato in un colpo solo TUTTI i commenti del blog.
fico no? nemmeno volevo farlo, per dire….
e così ieri me ne stavo lì a sentire il cinquantaquattresimo tg con do di petto mentre mi guardo il mio, a questo punto mi prefiguro preziosissssssimo, autografo con dedica di big luciano ricevuto in regalo dal “maestro”, quel personaggio a dir poco unico che lavorava con me ai tempi modenesi e che con pavarotti era cresciuto e aveva cantato nella corale rossini.
me ne stavo lì e mi chiedevo perché i grandi personaggi dividono sempre l’opinione pubblica fra quelli che lo adorano (e che già sento gridare al “santo subito”) e quelli che un po’ lo detestano (e che dicono “sticazzi che è morto”).
a prescindere, e qui non vorrei scivolare nel buonismo che non mi appartiene, che se muore prima del tempo uno che male non ha fatto al limite, forse, anche se di terza mano e per tornaconto, un po’ di bene, magari mi spiace a prescindere, così, en passant, ma mi tornano in mente i vecchi tempi di schumacher che stava sul cazzo a tutti per i motivi più disparati.
e prima perché non parlava italiano (spicca, difatti, il perfetto accento di okinawa di valentino rossi…), poi perché non sorrideva abbastanza, poi perché c’ha la scucchia e quelli con la scucchia son peggio di quelli coi capelli rossi.
dirò sul pavarotti nazionale quello che all’epoca dicevo di schumacher: sticazzi se non vi pare simpatico. il suo mestiere era quello di cantare e dio se lo faceva bene. nessuno lo faceva bene come lui, con la stessa fottuta maledetta facilità con cui lo faceva lui.
tutto il resto, onestamente, è noia.
un tempo mi annoiavo e questo era un problema.
ora vorrei avere il tempo di annoiarmi, e forse questo diventerà presto un problema.
per ora l’effetto numero uno della mancanza di tempo è che non scrivo più quasi nulla sul blog.
a volte mi viene qualcosa da scrivere, ma poi non c’ho tempo e dimentico.
passa l’ispirazione e via.
pensavo di sperimentare post tipo lista della spesa.
proprio per gli eventuali 4 aficionados che volessero assolutamente sapere se sono viva, dove sono, se ho pagato la bolletta della luce (la risposta è no, non ho tempo), etc. etc. etc.
Proviamo. Poi mi farete sapere:
p./m./c. (a seconda dei casi e di chi scrive/legge, d’ora in poi p.) ha creato un vortice spazio temporale fra como e roma e ci è venuti a trovare.
vista l’eccezionalità dell’evento, i seguenti fenomeni si sono presentati:
Ciò detto, non ho tempo di aggiungere altro. tranne che vi amo, bastardi (ho visto che tira un rapporto di tipo Rock-star/fan).
alle cinque di mattina non si sente già più il rumore dell’acqua.
l’odore del mare, poi, forse non l’hanno mai sentito.
alzo lo sguardo e vedo solo costruzioni incomplete arroccate su un pendio che grida vendetta.
un albergo, lì, a sinistra, unico edificio intonacato di fresco, violentatore anch’esso di panorama.
i muletti si agitano senza regola, la gente urla, c’è un puzzo violento e fastidioso di polveri sottili, gas di scarico, sudore stantio.
lo stato qui indossa mocassini logori, pantaloni lisi, una camicia con le rigone anni ‘80 e una fruit dal collo nero e consumato.
provo vergogna, rabbia, un vago senso di vomito.
sembriamo un cartone animato.
noi lindi e pinti, organizzati, rapidi, sicuri, ordinati.
sembriamo tedeschi, qui.
loro che ci fanno perdere ore sperando di prenderci per sfiancamento e poi, arresi, fanno finta di adorarci, ma stasera chiederanno alle loro donne di farci un bel malocchio per non farci tornare.
se mi guardo intorno capisco di non riuscire a distinguere i “buoni” dai “cattivi”.
gli uni dagli altri.
il guaio è che loro stanno tutti dalla stessa parte: quella di voglio mettere i piedi sotto al tavolo il prima possibile.
le donne locali, le mie intendo, non chiedono suggerimenti, informazioni, notizie, ma cercano solo di sapere se anche a roma mangiamo quella bomba calorica che le loro madri impastano per pasqua.
dico loro che si, alcuni lo mangiano.
sono rallegrate di questo. e di nient’altro.
quando andiamo via, sporchi di polvere, le mani rovinate dai ferri usati, con il naso nero e bruciato dal sole, i capelli annodati di salsedine, terra e quelle poche gocce di pioggia venute solo per spiegare il significato di “avete la mia benedizione, piccoli rompicoglioni venuti a smuore l’immobilità”, in silenzio piango.
la mia italia muore davanti ai miei occhi.
saliamo in macchina con l’amarezza di chi ha visto che è inutile. tutto inutile.
non c’è più nessuna speranza. nemmeno per quelli che vorrebbero.
io lo amo il sud.
amo la gente del sud. certa gente.
ma ieri, tornando a casa, ho capito che gli ecomostri non sono solo quelle costruzioni improbabili che hanno distrutto per sempre il paesaggio di quelle zone.
l’ecomostro è in ognuna di quelle persone, inghittite in quel microcosmo, fagocitati da quella madre matrigna che non gli lascia uscita.
nemmeno alla fine del tunnel.
dove la luce, ahimè, è spenta.
almeno finché non si strova un nuovo contatore a cui, abusivamente, attaccarsi.
- Next »