pros & cons
dopo che una è stata tanti giorni in francia, torna a casa e cerca di fare il suo bel rendiconto per valutare se questa francia è ok o no.
a distanza di giorni ancora non ho capito bene da che parte penda l’ago della bilancia e allora proverò semplicemente fare un riassunto degli aspetti positivi e di quelli negativi.
COSE NO DELLA FRANCIA:
- i francesi se la tirano. troppo. con quei formaggi tutti dannatamente uguali, con quei vini tutti dannatamente troppo cari per quello che valgono, con quei negozi di abiti che ogni volta che guardavo una vetrina e dicevo “ah ecco, questo mi piace”, poi alzavo gli occhi ed era Max Mara.
- i francesi pensano di sapere cucinare. e invece ammorbano ogni cibo con quantità orrende e inspiegabili di burro e aglio. no voglio dire, mi hanno portato conditi con burro e aglio (più che conditi direi affogati), anche i fagiolini. les haricots verts. come distruggere un vegetale. e pensare che a leggere palahniuk quelli che sanno di aglio sarebbero gli italiani. ora scrivo al fans’ club.
- la costa azzurra è veramente il lembo di terra più sopravvalutato del mondo. menton sembra una colonia di pensionati decaduti, montecarlo un tripudio di cemento inutile se non nel fine settimana del GP. certo il cafè de paris fa un ottimo succo di pomodoro condito. non sarà un po’ poco? in più peggiora. l’ultima volta che c’ero stata nella piazza del casinò c’era una mostra di botero, stavolta c’era in mostra un piatto di una parabola. beh, certo, era specchiato. ogni tanto dimentico la definizione della parola arte.
- la provenza è bellina. ma le grandi città fanno mediamente schifo. tenersene alla larga e circolare solo nei piccoli paesini è il mio consiglio. avignone merita una visita, anche se come dice R. “a me pare tanto meglio Viterbo“.
- alla fine anche la migliore delle tart tatin e la più croccante e fresca delle salade niçoise stufano. e in certi posti davvero non c’è altra scelta decente (a meno che non si ami particolarmente il magret de canard, che a me per dirla tutta fa schifo).
- i francesi sono capaci di farti pagare 7 euro per farti entrare negli scavi di Glanum: una serie di pietrame disomogeneo con cartelli che recitano “fonte sacra” (e tu guardi e vedi dei sassi), “foro triangolare” (e tu vedi dei sassi), “tempio di ercole” (e tu vedi dei sassi con pezzetti di colonne mischiate qui e li’ alcuni dei quali sembrano posticci). per coerenza noi romani dovremmo sentirci autorizzati a far pagare 100 euro per l’ingresso agli scavi di ostia. e dovremmo chiaramente impedire il passaggio senza pedaggio per via dei fori imperiali. il colosseo? se ti vuoi avvicinare paghi.
- la francia è fatta a scale. e gli ascensori per disabili non funzionano. esattamente come a napoli insomma. questo non fa sentire meglio noi italiani, ma magari dovrebbe far sentire meno tronfi i francesi.
- parigi puzza. stavolta a dire il vero non ci sono andata. ma vista la mia frequenza di visita circa semestrale posso dire che col caldo o col freddo puzza. comunque. e non capisco di cosa. aix en provence invece profuma. e la cosa mi ha colpito soprattutto passando in un cunicolo fra due palazzi. uno di quelli che in italia puzzano di piscio di gatto rancido e birra di scarsa qualità. lì profumava di lavanda. e sapone di marsiglia (questo pezzo andrebbe forse nei “pros”).
- in provenza in quelle che furono arene o teatri romani (arles, nimes, …) ci fanno la corrida. voglio dire, la FOTTUTA corrida di merda.
COSE SI DELLA FRANCIA:
- mi sono commossa perché a distanza di 17 anni ho comprato di nuovo il dentrificio più bello del mondo. solo per questo mi è valsa la visita (poco? naaaa). nonso se lavi i denti meglio di altri (anche se loro chiaramente dicono di si), però è di un color cremisi che a me fa impazzire. e il tubetto di metallo fatto come una volta da l’idea di usare un tubo di colore per pittori.
- roussillon, aigues mortes, le baux de provence, pont du gard, fontaine de vaucluse. possono bastare da soli a fare di un viaggio un bel viaggio.
- laurent non vive più a parigi. l’aspetto positivo di questa cosa è che non dovrò più avere a che fare con il più saccente dei colleghi, uno per dirla tutta che insisteva che una roba fatta a strati con pomodori, feta e mentuccia fosse definibile “caprese”. laurent ora vive in martinica, che sua moglie è di lì e lui s’è fatto trasferire col lavoro. quando ce l’ha detto voleva farci invidia. quando ho letto la media dei tornado annuale ho sogghignato. ma poco, lo giuro.
- la gente è civicamente educata. tipo che non buttano le carte per strade. non superano di 100 km orari i limiti di velocità (anche perché c’è un autovelox ogni 2 metri) il che ti porta ad adeguarti ad uno stile di guida più tranquillo. e finisce pure che guardi il paesaggio.
- in francia ci sono una svalanga di nord-africani. il che in soldoni significa che quando davvero non ne puoi più di burrp e aglio c’è sempre un ristorante come l’epice and love dove un’assurda magrebina di cucina uno dei migliori piatti di non so cosa che tu abbia mai mangiato. e un tajine de poulet che ti ridà fiducia nell’umanità.
Insomma è bella la francia per carità (anche se a questo giro era solo il sud, ma si è chiuso il cerchio, infine). però noi le cose che ci ricordiamo di più sono l’ottimo pranzo a bocca di magra ( qui dove ci ha mandato lui , trovato in spiaggia a marinella di sarzana di mercoledì mattina, forse intento a cercare di dimenticare il messico), il minestrone al pesto di riomaggiore e, a costo di sembrare ridicoli, l’aria di casa in faccia al risveglio mattutino sulla nave che ci ha portato da tolone a civitavecchia.