amarezza e limoncello

Posted by sarah on Apr 6th, 2007

alle cinque di mattina non si sente già più il rumore dell’acqua.
l’odore del mare, poi, forse non l’hanno mai sentito.
alzo lo sguardo e vedo solo costruzioni incomplete arroccate su un pendio che grida vendetta.
un albergo, lì, a sinistra, unico edificio intonacato di fresco, violentatore anch’esso di panorama.
i muletti si agitano senza regola, la gente urla, c’è un puzzo violento e fastidioso di polveri sottili, gas di scarico, sudore stantio.
lo stato qui indossa mocassini logori, pantaloni lisi, una camicia con le rigone anni ‘80 e una fruit dal collo nero e consumato.
provo vergogna, rabbia, un vago senso di vomito.
sembriamo un cartone animato.
noi lindi e pinti, organizzati, rapidi, sicuri, ordinati.
sembriamo tedeschi, qui.
loro che ci fanno perdere ore sperando di prenderci per sfiancamento e poi, arresi, fanno finta di adorarci, ma stasera chiederanno alle loro donne di farci un bel malocchio per non farci tornare.
se mi guardo intorno capisco di non riuscire a distinguere i “buoni” dai “cattivi”.
gli uni dagli altri.
il guaio è che loro stanno tutti dalla stessa parte: quella di voglio mettere i piedi sotto al tavolo il prima possibile.
 le donne locali, le mie intendo, non chiedono suggerimenti, informazioni, notizie, ma cercano solo di sapere se anche a roma mangiamo quella bomba calorica che le loro madri impastano per pasqua.
dico loro che si, alcuni lo mangiano.
sono rallegrate di questo. e di nient’altro.
quando andiamo via, sporchi di polvere, le mani rovinate dai ferri usati, con il naso nero e bruciato dal sole, i capelli annodati di salsedine, terra e quelle poche gocce di pioggia venute solo per spiegare il significato di “avete la mia benedizione, piccoli rompicoglioni venuti a smuore l’immobilità”, in silenzio piango.
la mia italia muore davanti ai miei occhi.
saliamo in macchina con l’amarezza di chi ha visto che è inutile. tutto inutile.
non c’è più nessuna speranza. nemmeno per quelli che vorrebbero.
io lo amo il sud.
amo la gente del sud. certa gente.
ma ieri, tornando a casa, ho capito che gli ecomostri non sono solo quelle costruzioni improbabili che hanno distrutto per sempre il paesaggio di quelle zone.
l’ecomostro è in ognuna di quelle persone, inghittite in quel microcosmo, fagocitati da quella madre matrigna che non gli lascia uscita.
nemmeno alla fine del tunnel.
dove la luce, ahimè, è spenta.
almeno finché non si strova un nuovo contatore a cui, abusivamente, attaccarsi.

compagni di viaggio

Posted by sarah on Apr 3rd, 2007

s: allora sto predisponendo tutto: giro del madagascar e alla fine 6 giorni a nosy be a fare immersioni. fico no?.

r: mmmh, non so mi pare una località incerta…no, si, beh.

s:

oltre il danno la beffa

Posted by sarah on Apr 2nd, 2007

non solo finire su un giornale, che a me le foto non piacciono, nemmeno quelle sbiadite in bianco e nero del ciclostile.
non solo finire su un giornale dopo 18 ore di servizio, coi capelli arrotolati e legati con una matita e lo sguardo perso di chi non sa che giorno è e *dove* è.
non solo finire su un giornale quando il giornale è uno di quelli che non si sarebbe comprato MAI. o quasi.
come tutto il resto non bastasse, finire sul giornale con la didascalia che recita: nella foto le poliziotte mostrano i reperti….
le poliziotte? no vabbè, allora ditelo.
peggio della foto di Sircana con il trans.