braccia strappate all’uncinetto
se alle 13 e 30 vi avvertono che un collega è improvvisamente dovuto scappare e che voi dovete coprire il suo pomeriggio di docenza ad uno dei corsi interni e il corso in questione inizia alle 14.30 e voi a) non avete mangiato (e chiaramente non lo farete in seguito) b) non avete “fiesta ti tenta” che vi tira su quando non ci vedete più dalla fame c) non avete idea di cosa parlare né materiale pronto d) siete vestite male, ma proprio male e in più avete un brufolo sul naso, le strade che avete davanti sono sostanzialmente due: darsi alla fuga o tentare la via del “signori, come vedete nella vita c’è speranza per tutti se ad una come me affidano 30 persone da istruire“.
ho optato per la seconda.
sono scesa in aula, dopo essermi almeno pettinata i capelli, ho sfoderato il mio sorriso migliore gusto mentadent herbal confetti, ho inserito la penna usb con dentro le 4 cazzate recuperate a tempo di record e ho detto: buongiorno a tutti. questa è una supplenza. spero non diventi un supplizio.
poi ho cominciato a parlare (cosa che come chi mi conosce sa perfettamente, non mi crea alcun problema), ho sorriso ancora, ho fatto la buffona ogni volta mi è stato possibile, ho dimostrato di capire perfettamente le istanze e i problemi dei colleghi degli uffici periferici (se non altro per averlo provato direttamente in 10 anni di zingaraggio) e ho aspettato che suonasse la campanella virtuale.
certo quando uscendo dall’aula un collega anziano mi ha chiesto professoressa, ma ci saranno sue domande al test, domani, mi è venuto da dire si, giovannino, e se non studi lunedì vieni accompagnato dalla mamma.
e per fortuna che non c’era una lavagna.
per fortuna per loro, chiaramente.