che anno è?

Posted by sarah on Nov 2nd, 2006

anche ieri, sveglia in un albergo di un posto che non sapevo quale fosse fino a che non ho guardato fuori dalla finestra, mi sono ricordata di essere nel fuso orario sbagliato, come sempre.
il mio orologio biologico segna 3 di vertumno del 1973. sono le 12 e trenta minuti. è una bellerrima e solazzante jornata. ho il fegato sintonizzato su mtv e il pancreas su k-rock (che dio vi protegga, ragazzi). dalle cucine, inconfondibile, l’odore di finocchi gratinati, zuppa di crotalo e cus-cus di armadillo per colazione.
il che mi indica chiaramente che sono di nuovo a bruxelles. la città senza identità che vive di colazioni riflesse, di riflessi sui gratteceli della belgacom, di consessi e congressi. e di commistione fra i sessi.
mi alzo, e mentre cerco l’autoreggente destra, lanciata nella notte chissà dove, scopro che la metà sinistra del mio letto (sinistra per chi dorme, non per chi legge) è occupata.
non avendo l’abitudine di rimorchiare quando sono in viaggio di lavoro, …correggo, non avendo l’abitudine di rimorchiare in generale, dev’essere qualcuno autorizzato a dormire lì. considerato che solo un umanoide è attualmente dotato della suddetta autorizzazione, dev’essere proprio lui. quello lì. quello normale che ad un tratto ha infestato la mia vita in modo graziosamente tenace.
mi chiedo di nuovo dove sono. e soprattutto nella stanza di CHI dei due sto svegliandomi. avere due camere a disposizione in alberghi omologati distrugge. appena capisco chi sia l’intestatario lo scrivo col rossetto sullo specchio. con ps: signora delle pulizie, pulisci lo specchio e sei morta.
accendo la tv su “info”. buongiorno, questa è la stanza di umanoide autorizzato, vuole forse vedere il conto? preferisce un film porno? un succo di prugne dal minibar?”.
stanza di umanoide autorizzato. grazie per l’ospitalità matrigna, che mi hai dato in cambio di calza autoreggente destra. io vado. dì tu ad UA che ci vediamo giù per colazione. davanti all’entrecote di armadillo.
è solo davanti all’ascensore, quando continuo a smadonnare perché pur spingendo il tasto ^ nulla accade, che sento la voce di collegaspagnolocondentieraecolesteroloalto, che dietro di me dice una cosa tipo hola, chica, es inutiles che spinges il bottones per salires, siamos all’ultimos pianos, aqui. e in più te mancas la calzas destra. vuergognates. gli spagnoli si sa, parlano tutti con la s finale alle parole. e soprattutto non si fanno i cazzi propri. e se la prossima volta il gentile concierge francese con la faccia da turco checca non ci da due stanze sullo stesso piano (come fecero ammiccando quelli di rotterdam), io faccio un outing isterico in pieno seminario, col mascara colato e il moccio formato gigi_la_trottola mentre urlo fanculo ok? io e umanoide autorizzato si professa il concubinato alla faccia vostra, ma mica per questo dovete rompere il cazzo eh?.
ciò detto brussels è la solita città di merda. anche se ogni volta che sono qui finisco per trovare motivo di gaudio maximo raccontandomela bellamente. come quella volta che urlai al telefono ai colleghi in ufficio che mi pigliavano per il culo perché vinco sempre le missioni più stronze e noiose: ehi, qui è fichissimo, ci si diverte da matti!!!.
da allora quando torno a roma li trovo ad aspettarmi coi cappellini in testa e le lingue di menelik a cantare brazil, lallalllallaaallaaaaa che un giorno di questi gli avveleno i Godiva cream fresh. almeno la loro porzione.

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